Le due anime del corteo , Roma 15 Ottobre 2011.

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Le due anime del corteo , Roma 15 Ottobre 2011 Da piazza dei Cinquecento a piazza della Repubblica una folla oceanica rende difficile anche camminare. Sono arrivati da Torino, da Bologna, da Napoli, con treni e con autobus hanno invaso la … Continua a leggere

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Vinicio Capossela al Teatro Valle Occupato photo di Manigliaphotographer

Vinicio Capossela al Teatro Valle Occupato

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Concerto a sorpresa di Vinicio Capossela al Valle. L’artista è stato atteso al teatro occupato per un’esibizione che ha visto la partecipazione del music performer Francesco Arcuri e il coro degli Apocrifi.
Sono centinaia le persone che speravano di riuscire ad assistere allo spettacolo.
La fila degli aspiranti spettatori di Capossela partiva da via del Teatro Valle ed è arrivata fino a piazza Sant’Andrea della Valle, ma non tutti sono riusciti ad entrare.
“I posti sono 660 – avevano avvertito i lavoratori dello spettacolo del Valle – purtroppo molti rimarranno fuori”. E ancora: “Capossela fa parte di quegli artisti solidali con la nostra occupazione che portano un pubblico molto trasversale al Valle, anche chi non ci era mai entrato prima”.
Per vedere lo spettacolo del polistrumentista, ospite d’eccezione che ha sposato la causa degli occupanti, l’ingresso era ad offerta libera.
http://www.teatrovalleoccupato.it/
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La piazza del popolo FIOM photo di Manigliaphotographer

La piazza del Popolo FIOM

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Le tute bul della Fiom tingono di rosso piazza del Popolo. Sono arrivati da tutt’Italia per rivendicare diritti e lavoro, gli operai della Fiat e di Fincantieri, riuniti ieri nella capitale in un sit-in che è durato tutta la mattina. A susseguirsi sul palco tutti gli operai degli stabilimenti coinvolti nella mobilitazione. da Termini Imerese, dove ad oggi non si conosce ancora il destino dei lavoratori (la Fiatha stabilito che lascerà lo stabilimento siciliano a partire dal 31 dicembre), agli operai dell’Irisbus di Grottaminarda, incazzati neri e che da più di cento giorni sono in mobilitazione permanente, a quelli di Mirafiori e di Melfi fino a giungere a Pomigliano, che è diventato tristemente il modus operandi a cui l’a.d della Fiat, Sergio Marchionne, spera si adegui tutto il complesso industriale prima di abbandonare definitivamente l’Italia. Abbiamo chiesto a chi lavora cosa ne pensa e perché una giornata, come quella di ieri, fosse indispensabile.
“Lavoro alla Magneti Marelli da 11 anni, per adesso non ho fatto ancora un giorno di cassa integrazione e per questo mi ritengo un privilegiato. Non so ancora per quanto. È difficile vivere con 800 euro al mese e se a questo aggiungi una famiglia, dei figli da mandare a scuola e le rate del mutuo il mio futuro è a tempo determinato. Viviamo in una fase di crisi solo che non capisco perché a pagare, scelte che spesso si rivelano sbagliate, debba sempre essere chi lavora”. Uno sfogo che è unanime. La delusione e la rabbia si mescolano sulla faccia dei presenti, come quelle di due operai dell indotto Fiat. Per anni hanno prodotto tergicristalli per le auto del Lingotto adesso uno è in cassa integrazione a zero ore, l’altro è in pensione ma ha scelto comunque di essere in piazza. “Non lavoro più in fabbrica, ma per più di 30 anni ho dato la mia vita per questo stabilimento. Oggi difendo la democrazia è per questa ragione che ho scelto di essere a fianco dei miei compagni” Lì chiama così. Antonio, compagni come il suo caro amico che da più di tre mesi è in cassa integrazione a zero ore. “ Il male di questo paese è non solo chi governa, che concede regali alla Fiat come l’articolo 8, ma anche chi sceglie di firmare accordi come le altre sigle sindacali”. Anche loro sono indignati e per questo hanno scelto di muoversi dalla Campania e arrivare fino a Roma, così come hanno fatto sabato, ma non per devastare e bruciare ma per far sentire la loro voce e indignazione. Un mobilitazione che chiede certezze e garanzie sul futuro, quello che come dice un operaio di Fincantiri :“sembra incerto. Noi però non ci rassegneremo. Saremo presenti ovunque anche nel più piccolo degli stabilimenti perché il lavoro è un diritto e la possibilità di difenderlo non è oggetto di contrattazione”. Dello stesso parere è Marta, delegata Fiom, che difende le Rsu e il diritto di chi lavora ad essere rappresentato:”Vogliono toglierci la democrazia e renderci schiavi, ma noi resisteremo e difenderemo in ogni luogo i nostri spazi, in primis il contratto collettivo nazionale”. A chiudere la giornata di protesta il segretario della Fiom, Maurizio Landini, che ha rassicurato i suoi rivendicando non solo la capacità di manifestare e di farlo pacificamente,  ma  anche rispondendo alle critiche mosse da chi voleva vietare la manifestazione e da chi vuole impedire gli spazi democratici sempre più erosi in questo paese.

Dino Collazzo

 

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INDIGNADOS, assedio a Bankitalia photo di Manigliaphotographer

INDIGNADOS, assedio a Bankitalia

da Il Manifesto del 13 Ottobre 2011 di Carlo Lania

La prima cosa che ti chiedono, quando gli parli, è di fare come loro. Di lasciarti alle spalle sigle e siglette di organizzazioni o movimenti per assumere un’identità collettiva molto più grande e impegnativa: quella del 99% della popolazione mondiale che oggi rischia di perdere tutto o quasi a causa delle crisi finanziaria. Una crisi che si sono stancati di pagare. «Il 14 dicembre ero in piazza contro il ddl Gelmini – spiega Maldina – , oggi non dimentico di essere una studentessa, perché la condizione in cui versa l’università la conosciamo tutti, ma penso anche che il movimento abbia fatto un salto di qualità riconoscendosi in una larga fetta delle popolazione che non incide più nella società perché si sta impoverendo sempre più».
Chissà se l’etichetta di indignados italiani gli sta bene davvero. Di certo del movimento nato in Spagna e che poi si è diffuso in Cile, a Tel Aviv e a New York ne hanno sposato le caratteristiche, dal modo di comunicare attraverso i social network, alla scelta di lasciarsi alle spalle vecchi steccati politici. «Tutti devono avere la possibilità di riconoscersi in quanto facciamo, perché la crisi colpisce tutti», aggiunge Luca. E se a New York «Occupy Wall Street», ha individuato nella borsa il centro di potere da colpire, a Roma la scelta è caduta inevitabilmente sulla Banca d’Italia e il suo governatore Mario Draghi, prossimo presidente della Bce. «Occupiamo Banca d’Italia» è la parola d’ordine della protesta portata ieri fin sotto le finestre di palazzo Koch in occasione di un convegno a cui ha partecipato anche il capo dello stato Napolitano. Alle tre del pomeriggio la zona è già presidiata da blindati di polizia e carabinieri. Impossibile avvicinarsi per chiunque e ai «draghi ribelli», come si sono ribattezzati i manifestanti, non resta altro da fare che radunarsi sulla scalinata del palazzo delle Esposizioni. In molti indossano mascherine con la faccia di un drago e portano cartelli che riassumono le parole d’ordine del movimento. «Draghi, meno mercati più welfare» ma anche: «I vostri tagli limitano il mio futuro». Lo slogan è «Yes, we camp».
Alle quattro e mezza del pomeriggio un piccolo corteo di circa 500 persone muove verso i blindati che sbarrano via Nazionale. I manifestanti chiedono di poter consegnare una lettera a Napolitano, al quale si rivolgono per «un atto di semplice giustizia»: «che non siano sempre gli stessi a pagare questa crisi. Siano piuttosto coloro che l’hanno prodotta». E propongono anche una loro ricetta che prevede la tassazione delle rendite finanziarie, delle transazioni e dei patrimoni mobiliari e immobiliari. «Le risorse ci sono, si trovano nel mondo della finanza», spiegano a Napolitano, aggiungendo che «c’è una generazione esclusa dai diritti e dal benessere».
Più che proteggere, i blindati sono una frontiera tra due mondi che, ammesso che l’abbiano mai fatto, ormai non si parlano più. Quelli che pagano e quelli che incassano. Da una parte giovani – l’età media di chi protesta è di 25/28 anni – stufi di fare sacrifici anche perché hanno già sacrificato il proprio futuro sull’altare del debito pubblico. Al punto che hanno aggiornato anche il vecchio Marx: «Indebitati di tutto il mondo unitevi», urla il cartello portato da una ragazzo. Dall’altra il vuoto si una strada protetta da poliziotti in tenuta anti sommossa, un’immagine che parla da sola. Musica e magliette colorate contro completi grigio scuro.
Si montano le prime tende e un gazebo, mentre sui blindati si appendono manifesti che riecheggiano slogan obamiani, come «Yes, we camp». Il riferimento, eplicito, è all’intenzione di accamparsi su via nazionale fino al 15, giorno della manifestazione europea degli indignati quando, secondo le previsioni, a Roma confluiranno decine e decine di migliaia di persone. Ben presto, però, arrivano anche i primi inviti della polizia a smobilitare.

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Carpacho! foto di Manigliaphotographer

CARPACHO! Live in Buonabitacolo

Il giorno 3 Settembre 2011 Sul palco di Piazza Pertini in Buonabitacolo si sono esibiti i Carpacho,  giovane ma già affermata band romana del panorama indie-pop. Forti della recente  pubblicazione di  “La fuga dei cervelli”,  stanno rapidamente conquistando critica e pubblico grazie a uno stile vellutato curato nei testi come nel sound: ironia, gusto, melodie scattanti e irresistibili, parole taglienti e acute. Marco, Daniele, Isidoro Luca e Pasquale pur definendosi un gruppo “caciarone” sono in realtà   un gruppo elegante di viveur un po’ “dandy”. La loro interpretazione in salsa moderna del pop orchestrale degli anni ’60 ricorda molto ciò che hanno fatto negli ultimi anni Blur e Jarvis Cocker in Inghilterra e Vincent Delerm e Benjamin Biolay in terra di Francia. Siete un cervello in fuga?

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Mr. Woody Allen e la sua Jazz Band all’Open Colonna photo di Manigliaphotographer

Grande sorpresa per gli ospiti del ristorante Open Colonna di Roma quando insieme alla sua band ha fatto la sua comparsa Mister Woody Allen in persona accompagnato dal suo clarinetto.
Il regista newyorkese, in questi giorni nella Capitale per ultimare la scelta delle locations per il suo nuovo film, ancora senza un titolo definitivo, ha deciso di deliziare il pubblico presente con dell’ottima musica. Nell’ora e mezza di concerto Woody si è esibito anche nell’insolita veste canora.
La band composta da Eddy Davis e Conal Fowkers sarà presente tutte le sere fino al 30 luglio ma se volete essere sicuri della presenza di Allen dovrete affidarvi alla sorte, Lui lo decide solo all’ultimo momento.

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La Festa del SI alla Bocca della Verità photo di Manigliaphotographer

photo di ManigliaPhotographer

La vittoria è nella musica, nelle bandiere colorate, sulle facce sorridenti e soddisfatte. Questa è l’immagine scattata ieri alla Bocca della Verità a Roma, dove i comitati per il “sì” hanno brindato fino a tarda ora per il quorum raggiunto.

Numerose le iniziative per festeggiare il responso delle urne. Una cinquantina di ciclisti urbani, ad esempio, si è data appuntamento in bicicletta e ha sfilato da piazza Venezia fino a via del Plebiscito. Arrivati davanti alla residenza del Premier Silvio Berlusconi, i ciclisti hanno urlato «dimissioni, dimissioni!» e, richiamate dallo scampanellio delle biciclette, sono intervenute le forze dell’ordine.

Per le strade della città si sono distribuiti non solo i rappresentanti dei comitati per il sì o gli attivisti di Greenpeace, ma anche tanti cittadini comuni come Serena, 46 anni: «È stata una vittoria della democrazia!». Tra i dati dell’affluenza spicca Roma: ben il 60,5% degli aventi diritto ha votato, il 3,4% i più rispetto alla media nazionale.

Dal palco della Bocca della Verità, gli attivisti e gli ospiti hanno ringraziato gli elettori per «una vittoria che non è stata dei singoli partiti ma di un movimento che è nato dal basso e ha dimostrato che cambiare si può». “Habemus quorum” , “l’acqua è solo nostra” e, ancora, “l’acqua è un bene comune”: sono alcuni dei cori e degli slogan più ripetuti.

Alla festa hanno preso parte, tra il pubblico, il regista Mimmo Calopresti, Er Piotta e i Villa Ada Posse, oltre ad alcuni esponenti della sinistra come Paolo Cento e Paolo Ferrero. A parlare dal palco, però, sono stati solo i comitati per il sì che hanno iniziato la loro battaglia ben due anni fa a partire dall’approvazione del decreto Ronchi.

MARIA CRISTINA MONTAGNARO
EMANUELA PENDOLA

da LUMSA NEW ON LINE

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