Le due anime del corteo , Roma 15 Ottobre 2011.

Le due anime del corteo , Roma 15 Ottobre 2011

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Da piazza dei Cinquecento a piazza della Repubblica una folla oceanica rende difficile anche camminare. Sono arrivati da Torino, da Bologna, da Napoli, con treni e con autobus hanno invaso la capitale. Una folla composta da gente di tutte le fasce sociali e di età. Tutti uniti. Tutti insieme a manifestare il loro dissenso e la loro indignazione nei confronti del sistema: che si tratti di problemi inerenti all’economia, alla politica, al lavoro, non fa differenza. Bisogna partecipare e discutere, bisogna dare una prova che il Paese reale non ci sta. Dissentire significa non accettare, infatti l’Italia per bene, quella dei lavoratori della Fiom, quella degli studenti della Sapienza, quella delle milioni di madri e di padri che ogni mattina si svegliano con un nodo alla gola a causa della stretta economica e della mancanza di prospettive per i propri figli e per se stessi è in piazza a dire di no, a dire che la direzione nella quale si sta dirigendo il mondo non è quella giusta. Serve riempire la piazza, serve indignarsi, serve dare un seguito al 15 ottobre, serve iniziare a fare proposte. Servirebbe creare dei nuclei composti da studenti, da lavoratori, da esperti dei vari settori strategici, servirebbe che questi nuclei iniziassero a studiare delle possibili soluzioni ai problemi veri, a quelli che stanno conducendo all’esasperazione milioni di persone in tutto il mondo. Servirebbe manifestare oggi per costruire insieme un domani. Sembra tutto chiaro ed evidente. Tuttavia questo è il sentire comune della maggioranza del Paese della maggioranza della piazza, tuttavia la maggioranza del Paese non è tutto il Paese e soprattutto la maggioranza della piazza non è tutta la piazza.Esistono le madri e i padri che hanno dei valori, che trasferiscono questi valori ai propri figli, che amano affrontare i problemi con la discussione. Tuttavia esistono e sono in piazza oggi anche un sacco di ragazzi e ragazze che dicono di essere “l’ala dura dei centri sociali”. Secondo me non è così, anche perché conosco molti ragazzi dei centri sociali romani, i quali erano al mio fianco a manifestare pacificamente. Sono vestiti di nero, da ciò black bloc e portano con sé dei caschi, anche se non sono in motorino. Si muovono in gruppo e non riesco a comprendere qual’è la loro composizione sociale. Non si capisce se sono effettivamente delle persone con problemi economici. Ne ho visto addirittura qualcuno sniffare all’angolo di un’edicola proprio in piazza S. Giovanni. Sniffare droga costa, chi ha problemi economici non sniffa. Non capisco se sono gli stessi che affollano le curve degli stadi. Potrebbero essere ragazzi ricchi che per provare una scarica di adrenalina in più credono di andare in battaglia come ne il Gladiatore. Questa volta non si sa neanche se credere alla storia degli infiltrati dei servizi segreti. Qualcuno ci poteva essere, ma erano davvero in troppi. Non si capisce in realtà chi siano questi ragazzi, purtroppo però la loro azione di ieri non è altro che la conferma di una nota teoria delle scienze politiche e sociali: quella della minoranza organizzata. Non voglio sostituirmi a Gaetano Mosca, ma come la classe politica e le elites economiche traggono la propria forza dall’essere organizzate e addestrate, allo stesso modo i ragazzi di ieri si sono dimostrati capaci di indirizzare tutte le loro risorse verso un unico fine.Hanno attaccato la polizia, incendiato una sede del ministero della difesa e combattuto per ore. Hanno distrutto le intenzioni di quasi un milione di manifestanti pacifici. Hanno imposto un’agenda diversa ai media. In queste ore infatti non si parla d’altro che degli scontri e della violenza. E’ la prova che una sparuta minoranza se organizzata può cambiare il corso degli eventi. Può imporre la propria volontà anche ad una maggioranza infinitesimamente più vasta ma non organizzata. Sarebbe forse il caso di ricostituire i vecchi servizi d’ordine in stile Pci, per intenderci, pronti ad espellere anche con la forza questi giovani violenti e cialtroni.
Nicola Fico
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3 risposte a Le due anime del corteo , Roma 15 Ottobre 2011.

  1. JJPizzoferrato ha detto:

    ci ri-vorrebbero i Katanga….

  2. Pingback: Altre immagini per ricostruire « Un'altra Donna

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