Europride Roma 2011 photo di Manigliaphotographer

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In più di 80 paesi del mondo l’omosessualità è considerata un crimine; in otto di questi (Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia) i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte e in molte professioni l’omosessualità è ancora un tabù.

In molti stati europei, tra cui Russia, Lituania, Serbia, Lettonia, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Moldova, alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender (Lgbt) viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione in pubblico. Troppo spesso i Pride sono stati vietati o i partecipanti non sono stati  adeguatamente protetti da interruzioni violente di gruppi omofobi. Le autorità locali favoriscono un clima di intolleranza e paura contro le comunità Lgbt, che vengono discriminate sia nel diritto sia nella prassi.
Diversi governi europei, inoltre, continuano a osteggiare l’adozione di una direttiva europea antidiscriminazione che permetterebbe alle Lgbt di godere degli stessi diritti umani riconosciuti a ogni persona, senza rischio di subire violazioni e discriminazioni da parte delle autorità statali o di altri soggetti.

In Italia, negli ultimi anni si sono ripetuti attacchi omofobi mentre commenti dispregiativi e discriminatori formulati da esponenti politici e istituzionali nei confronti delle minoranze e delle persone Lgbt continuano ad alimentare un clima di crescente intolleranza. A causa di unalacuna nella legislazione penale antidiscriminazione, che non contempla l’omofobia e la transfobia tra le possibili cause di discriminazione, le vittime di reati di natura discriminatoria basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere non hanno la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altre tipologie di discriminazione (come quelle basate per esempio sull’appartenenza etnica, la nazionalità o la religione). Nel 2010 le autorità di polizia hanno ritenuto opportuno istituire un osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, per semplificare e incoraggiare la presentazione di denunce da parte delle vittime. Amnesty International chiede all’Italia di colmare al più presto la lacuna legislativa e di agire per prevenire tutte le discriminazioni.
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